Museo di Capodimonte
Il re di Napoli, Carlo di Borbone, che tanti insigni monumenti volle per la sua capitale italiana, ebbe l'idea della costruzione di un "casino" di caccia sulla ridente collina di Capodimonte, scelta come riserva di caccia reale.
Attratto dai circa sette chilometri di bosco secolare, incaricò il Carasale, che già sovraintendeva i lavori per il Teatro San Carlo, del progetto, dando la direzione dei lavori a Giovanni Antonio Medrano ed Antonio Canevari. La prima pietra fu posta nel 1738, ma la costruzione si protrasse per circa un ventennio per l'enorme difficoltà che rappresentava il trasporto del piperno scavato nelle cave di Pianura.
Finalmente nel 1758 le amate collezioni Farnese, ereditate da Carlo per via materna, furono sistemate nell'ampio edificio dai vasti cortili.
Ferdinando IV, successore di Carlo, affidò all'architetto Ferdinando Fuga l'ampliamento della Reggia e la cura del parco.
Con il trasferimento di tutte le collezioni d'arte nel Palazzo degli Studi, attuale Museo Archeologico Nazionale, avvenuto durante il decennio francese (1806-15), la Reggia diventa residenza di Giuseppe Bonaparte e poi di Gioacchino Mura
La funzione residenziale viene confermata da Ferdinando, tornato dall'esilio siciliano nel 1815, che intraprende nuovi lavori nel palazzo e nel parco.
Una schiera di pittori, scultori e artigiani sono chiamati a decorare le sale della Reggia, in particolare il Salone delle Feste e a metà secolo il palazzo è finalmente completato.
Con l'Unità d'Italia, Capodimonte passa ai Savoia, che promuovono grazie all'azione di Annibale Sacco, l'arricchimento delle raccolte d'arte con il trasferimento di arredi e oggetti dai soppressi siti reali borbonici, tra cui il celebre boudoir di Maria Amalia di Sassonia, proveniente da Portici, o il monumentale pavimento marmoreo d'età romana dalla Favorita di Resina.
Contemporaneamente si avvia anche la creazione di una galleria d'arte moderna acquistando dipinti di pittori contemporanei in prevalenza napoletani. Con la morte di Sacco il tentativo di fondere le due anime di Capodimonte, come residenza e come museo, di fatto fallisce. Il palazzo viene destinato esclusivamente ad abitazione dei duchi di Aosta.
Nel 1920 passa dalla dotazione della Corona al demanio, ma solo nel 1950, con l'approvazione del Ministro della Pubblica Istruzione, si decide di ripristinarvi la sua piena ed esclusiva funzione di Museo, attuando il progetto di Bruno Molaioli che prevede il ritorno delle collezioni d'arte medioevale e moderna dal Museo Nazionale.