LE ORIGINI
Napoli è una delle città più antiche dell'Occidente e come tutte le città dell'antichità (Babilonia, Troia, Roma), che vantano miti e leggende sulla propria origine, anche la nascita di Napoli non fa eccezione.
Protagonista di tutte le leggende sulla fondazione di Napoli è sempre la mitica sirena Partenope che, caduta vittima dell'astuzia di Ulisse, si sarebbe suicidata e il suo corpo sarebbe andato alla deriva fino ad incagliarsi sugli scogli dell'isoletta di Megaride, l'attuale Borgo Marinaro dove sorge Castel dell'Ovo, in via Partenope.
Dal fascino del mito, si può passare alla realtà della ricerca storica che ci ha affidato alcune certezze sulle origini della città: secondo Virgilio (Eneide, libro VII) il primo insediamento sulla costa napoletana sarebbe da ricondurre ad un popolo greco proveniente dalla Tessaglia, i Teleboi ed in effetti la prima colonizzazione del Golfo di Napoli risale a circa 3000 anni fa, al IX secolo a.C., quando viaggiatori e mercanti provenienti dalla Grecia e dall'Anatolia, attratti dalle ricchezze minerarie dell'alto Tirreno, fondarono una prima colonia a Pithecusa (l'attuale isola di Ischia) e successivamente si spostarono sul litorale flegreo proprio di fronte alle coste ischitane, dove sorse Cuma.
Successivamente, nel V secolo a.C., un gruppo di coloni provenienti da Cuma si insediò nell'area compresa tra l'isolotto di Megaride ed il Monte Echia (l'odierna collina di Pizzofalcone) fondando la città di Partenope.
Iniziava così la storia di Napoli.
Alcuni studiosi sostengono che la città di Partenope non fosse altro che un limitato agglomerato urbano e non una vera "polis" greca. Ma in quanto avamposto commerciale dell'allora potente Cuma, rimase coinvolta nelle guerre tra Etruschi e Cumani. Quest'ultimi decisero allora di fondare una vera e propria città scegliendo una zona più interna e meglio protetta, quella che oggi è occupata dal Centro Storico di Napoli.
La nuova città, distante soltanto un paio di chilometri dalla vecchia, sorse nel 475 a.C. e fu chiamata Neapolis (= città nuova) per distinguerla dalla vecchia Partenope che fu così ribattezzata Palepolis (= città vecchia)
Nel 438 a.C., nella decisiva battaglia che i Sanniti vinsero contro i Cumani, la città di Cuma fu occupata perdendo così l'antico ruolo di potenza commerciale dell'Italia meridionale, che fu allora progressivamente assunto da Neapolis.
PERIODO ROMANO
Nel 326 a.C, a seguito della II guerra sannitica, la nuova potenza emergente di Roma, intuendo le potenzialità di Neapolis e del suo porto, manifestò le sue mire espansionistiche e il console romano Quinto Publilio Filone entrò in città facendone una colonia romana. Pur restando da quel momento sotto l'egemonia di Roma, alla città viene però attribuito lo status di "civitas foederata", il che le consentirà di mantenere una certa autonomia e di poter diventare un punto di incontro e di confronto di culture differenti nei secoli successivi. Infatti permise che i suoi costumi, la sua lingua e le sue tradizioni di origine greca sopravvivessero, preferendo piuttosto stringere una sorta di patto di solidarietà e creando così quello che fu chiamato foedus Neapolitanum, con particolare attenzione agli aspetti commerciali e di difesa per quanto riguardava la flotta.
Nel I secolo a.C. la città raggiunge il suo massimo sviluppo oltre i suoi confini: ne sono testimonianza i ritrovamenti in corrispondenza del chiostro di Santa Chiara, e gli insediamenti ad ovest, nelle zone di Chiaia e Posillipo e, più oltre, nell'area flegrea, resa accessibile dall'apertura della galleria conosciuta come Crypta Neapolitana, situata alle spalle della chiesa di Piedigrotta, presso quella che la tradizione, considerava essere la tomba del poeta Virgilio, scavata nel tufo e lunga più di 700 metri ed edificata nel periodo repubblicano dall'architetto Cocceio.
Dal 199 a.C., anno dell'istituzione di una dogana, le importazioni della città iniziarono a diminuire a vantaggio in particolare della vicina Pozzuoli e in seguito, nonostante i tentativi di Annibale di sobillare i suoi abitanti contro Roma, Neapolis fu promossa a municipio romano, perdendo parte delle sue autonomie, sebbene restassero ancora in vigore le fratrìe e le figure di arconti di tradizione greca.
Nel 82 a.C., a seguito di infelici scelte strategiche nel corso della lotta fra Mario e Silla, trovandosi a parteggiare per il primo, la città è punita trovandosi a subire le devastazioni e le stragi compiute dal secondo, animato dal desiderio di vendetta per l'affronto; ciò privò oltretutto Neapolis della sua flotta e dell'isola d'Ischia e ne compromise il commercio a tutto vantaggio di Pozzuoli, il che coincide con l'inizio della decadenza della città.
A Neapolis si formò la congiura per uccidere Cesare, proprio nel periodo in cui Miseno la sbaragliava per l'importanza commerciale del suo porto e l'aristocrazia romana andava in città quasi solo per organizzare manifestazioni culturali e spettacoli.
Nel 476, l'ultimo imperatore Romolo Augustolo è spodestato dai barbari, ed esiliato sull'isola dove la storia di Napoli aveva avuto inizio, ovvero Megaride.
Con la successiva trasformazione da municipio romano a colonia, a Napoli andò affermandosi sempre più la lingua latina e si ebbe una graduale ripresa dal periodo di decadenza con un conseguente aumento della popolazione e uno sviluppo dei commerci dovuto alla presenza alessandrina dall'Oriente nel I secolo.
Il cristianesimo
La religione emergente, il cristianesimo, si radicò subito dopo la metà del I secolo, come testimoniano alcuni rinvenimenti archeologici nelle Catacombe di San Gennaro e il Calendarium della Chiesa di San Giovanni Maggiore.
Il primo vescovo napoletano fu Aspreno, che resse la comunità cristiana napoletana per 33 anni e morì nel 69; l'assenza di martiri fra i cristiani di Napoli spinse alla scelta, come santo patrono della città, di San Gennaro, vescovo di Benevento, decapitato nella vicina Pozzuoli nel 305.
In seguito al periodo di anarchia militare iniziato nel 235 sotto Diocleziano, persecuzioni anti-cristiane avvennero anche a Napoli, almeno sino al 311, anno in cui un editto imperiale concedeva ai cristiani libertà di riunione e di professione della loro fede.
Numerose sono le leggende legate alla figura di Costantino, ma gli influssi positivi della politica di questo imperatore furono di durata breve in quanto ebbero avvio, dal 410 in avanti numerose invasioni barbariche. La città fu attaccata, ma non espugnata grazie anche alle sue fortificazioni, dai vandali.
Con la guerra greco-gotica e il periodo di crisi che culminò nello sbarco di Belisario in Sicilia (526-535), ebbe termine la storia della Napoli romana.
PERIODO MEDIOEVALE
DUCATO DI NAPOLI
La storia di Napoli nell'Alto Medioevo fu determinata da vari fattori quali la divisione dell'Impero romano, le invasioni barbariche nella penisola, e poi, nel 476 d.C., la caduta dell'Impero Romano d'Occidente.
Nel VI secolo la città venne sottratta ai Goti dall'impero bizantino durante il tentativo di Giustiniano I, imperatore d'Oriente, di ricreare l'Impero e la città, che pur si difese valorosamente, fu sottomessa nel 536 dal nuovo conquistatore, il generale Belisario che, dopo un duro assedio, la conquistò passando attraverso l'acquedotto.
In seguito la saccheggiò e compì stragi per punire i napoletani dell'appoggio dato ai barbari.
Poi, nel 542, Napoli fu invasa dai Goti, che annientarono le forze bizantine; queste, tuttavia, nel 553 si ripresero la città sotto il comando di Narsete, che scacciò definitivamente i Goti dalla Campania in una battaglia nei pressi del Vesuvio.
In seguito, pur sotto la sgradita dominazione bizantina, la città dovette respingere anche i Longobardi nel 581 e poi ancora i Vandali.
Dopo una nuova e breve parentesi gota, Napoli fu saldamente in mano bizantina grazie all'azione militare di Narsete e diventò Ducato bizantino, a partire dal 534 e per i successivi sei secoli.
Dopo un tentativo di indipendenza nel 615, che portò a un governo autonomo di breve vita, l'imperatore d'oriente nel 661 accolse le istanze dei napoletani, nominando Basilio, un duca napoletano, a capo della città. In questo modo, pur dipendendo formalmente da Bisanzio, la città dispose di un governo proprio.
Ciò durò dal 661 al 1137, periodo di aspre lotte in cui Napoli fu una delle poche isole di civiltà rimaste nella penisola ormai asservita dalle popolazioni barbare.
DOMINAZIONE NORMANNA
Dopo essere stata ducato bizantino autonomo, Napoli nel IX secolo fu conquistata dai Normanni.
La conquista del ducato di Napoli da parte dei biondi e bellicosi uomini del nord avvenne per una serie di circostanze a loro favorevoli e per l'incauto agire del duca Sergio IV, che certamente non poteva prevedere i risultati, per lui deleteri, di alcune decisioni all'apparenza prive di implicazioni politiche.
Con la discesa in Italia di Lotario III, ebbe inizio una lunga guerra tra l'Impero e i Normanni che vide Re Ruggero I d'Altavilla perdere progressivamente i territori dell'Italia peninsulare. Ripartito Lotario nell'ottobre del 1137, Ruggero riconquistò Salerno, Avellino, Benevento e Capua. Anche Napoli, dopo un anno di assedio, fu costretta a capitolare nel 1137 e proprio in seguito alla ripartenza di Lotario.
Si andava nel frattempo costituendo quel Regno di Sicilia che fu governato dai Normanni sino al 1195 con capitale non a Napoli ma, per volere di Ruggero II d'Altavilla, a Palermo.
Ruggero II giunse a Napoli nel 1140, accolto con tutti gli onori e, dopo la nomina di un responsabile giuridico ed amministrativo (il compalazzo) accentrò in pratica tutti i poteri nelle sue mani, mettendo definitivamente fine al periodo di autonomia della città. Mentre la nobiltà mantenne per certi versi i propri privilegi, il clero conobbe un periodo di decadenza, anche considerando i dissapori dei re normanni con l'autorità papale.
Nel 1154, salì sul trono di Sicilia, Guglielmo I e tutto il periodo in cui fu sul trono fu caratterizzato da una serie di lotte interne e di difficili rapporti con gli stati esteri; inoltre, a Napoli si accese una contesa tra le classi dei milites e quella dei nobiliores e alcune rivolte portarono anche il popolo a scendere in piazza contro l'istituto monarchico. Guglielmo represse le rivolte nel sangue, fu molto severo nell'amministrazione della giustizia e aumentò l'imposizione di tasse avvalendosi, per portare a compimento il suo programma, del ministro barese Maione, poi assassinato in una congiura ordita dal suocero Matteo Bonello.
Con l'avvento sul trono di Guglielmo II, migliorò il dialogo della monarchia normanna con il popolo e Napoli visse un periodo di relativa tranquillità; fu nominato un governo consolare alla cui composizione contribuirono non solo esponenti delle classi nobiliari ma anche dei mediani e del popolo. Maggiore autonomia, specie in ambito commerciale (fu ripristinata l'antica promissio riguardante l'esenzione dai dazi), fu conferita alla città da Tancredi di Lecce, nuovo sovrano che regnò dal 1189 al 1194.
Tanto fidava Tancredi sulla dedizione della città, che in Napoli, e precisamente nel castello poi detto dell'Ovo, fece arrestare e trasferire la zia Costanza d'Altavilla, rimasta in Sicilia, dove Arrigo VI, il marito imperatore, attardato dalla guerra non aveva potuto raggiungerla.
Fu liberata per intercessione del papa Celestino III e, nel 1194, diede alla luce, in Iesi, l'infante che doveva poi divenire Federico II.
Nel frattempo, ed anzitempo, morì Tancredi e gli successe come pretendente al trono un fanciullo, Guglielmo III, la cui debolezza non impedì l'invasione del regno da parte degli Svevi che, con Enrico VI posero fine alla dominazione normanna, durata poco più di mezzo secolo.
Il conquistatore, con teutonica durezza, colpì duramente la città, fece abbattere buona parte delle sue possenti mura e instaurò il pugno di ferro nei riguardi della popolazione.
Iniziò così una nuova pagina nella storia di Napoli che passò sotto la dominazione dell'imperatore di Germania.
DOMINAZIONE SVEVA
C'è da dire che il trapasso dalla monarchia normanna a quella sveva, sia pure facilitato dai legami dinastici che vedevano Costanza, figlia di Ruggero II, sposa di Enrico VI di Svevia, non fu indolore e condusse ad un periodo di crisi per la città di Napoli e più in generale per tutta l'Italia meridionale durato almeno un ventennio.
Già nel 1191, con Tancredi ancora in carica, la città si era opposta strenuamente alle truppe imperiali resistendo per tre mesi ad un duro assedio; nel 1194 però Napoli dovette capitolare e fece atto di formale obbedienza all'imperatore. Alla morte di Enrico (1197), grazie anche ad un periodo di anarchia che ne seguì, la città ebbe un periodo di relativa autonomia, acquisendo anche una sua forza militare che mise in atto nella distruzione di Cuma, da dove imperversavano le truppe imperiali, avvenuta nel 1207.
Dopo i 3 anni di regno di Enrico VI, vi fu l'ascesa al trono di Federico II, da molti considerato il più grande sovrano che sia mai stato su un trono europeo.
L'autorità imperiale fu ristabilita, non senza difficoltà, in seguito all'ascesa sul trono degli Hohenstaufen di Federico II. Questi era stato incoronato nel 1198 da Papa Innocenzo III, ancora minorenne e preso in tutela proprio dal Papa, alla morte della madre Costanza avvenuta nel 1198. Nel 1208 fu dichiarato maggiorenne, pur se quattordicenne, ereditando di fatto il regno. L'anno seguente ebbero inizio le rivolte a Napoli, in Sicilia ed in Calabria che il giovane sovrano riuscì brillantemente a reprimere, mostrando anche una sempre maggiore insofferenza verso l'autorità ecclesiastica che lo porterà, anni dopo, alla scomunica papale.
Federico II con Napoli non ebbe subito un buon rapporto, tanto che nel primo periodo i partenopei appoggiarono diversi tentativi di sovversione; poi le cose migliorarono quando, tra il 1220 (anno in cui Federico II viene incoronato imperatore) e il 1222 il monarca visitò la città, rimanendone favorevolmente colpito.
Quanto fece per Napoli è tuttora evidente, poichè promosse lavori importanti di restauro e abbellimento, come l'ampliamento di Castel Capuano (inizio di Castel dell'Ovo) e diede incremento ai traffici e al commercio; riorganizzò la pubblica amministrazione e la giustizia aggregando al compalazzo una Curia composta di cinque giudici e otto notai; fu molto attento alla cultura, in special modo a quella letteraria e giuridica, per cui amò circondarsi di poeti, filosofi e letterati e nel 1224 istituì a Napoli lo Studio generale, "Studium", la seconda università della penisola, e la prima statale; creò per il suo regno un forte potere centrale, potenziando l'esercito e rendendosi protagonista di alcune imprese militari di successo in Germania e a Gerusalemme.
Ci furono però anche elementi fortemente negativi per l'autonomia cittadina, quali la rigida politica fiscale e la generalizzata ingerenza dell'amministrazione accentratrice del re negli affari privati dei cittadini; fattori che contribuirono a scatenare una sostanziale avversione verso lo stupor mundi (come era soprannominato Federico).
Tant'è che dal 1250, anno della sua morte, il suo successore Corrado IV incontrò seri problemi ad essere accettato in città: nel 1253 il popolo insorse e ci vollero diversi mesi di assedio e un'epidemia di peste per vincere le resistenze, appoggiate anche dal pontefice Innocenzo IV. Nel 1254 morirono sia Corrado che il papa, e stavolta il nuovo pontefice Alessandro IV non collaborò con Napoli, che dovette accogliere il nuovo sovrano Corradino che, per la sua giovane età, fu accompagnato e supportato dal fratello del padre, Manfredi.
Questi, dopo averla in un primo momento sottomessa, venne sconfitto nella Battaglia di Benevento, nel 1266, per cui Napoli fu costretta ad aprire le porte al nuovo re Carlo I d'Angiò che, al Campo Morticino (attuale Piazza del Mercato) nel 1268 fece decapitare per vendetta Corradino, ultimo discendente della casa sveva.
DOMINAZIONE ANGIOINA
Nel 1266 Carlo I d'Angiò trasferì la capitale del Regno di Sicilia da Palermo a Napoli, dando inizio ad un periodo di rinascita civile per la città.
Nel 1284, a seguito della rivolta dei Vespri Siciliani, gli Angioini persero la parte insulare a vantaggio degli Aragonesi. I due Regni continuarono a definirsi entrambi "di Sicilia", condividendo quasi sempre lo stesso sovrano, pur rimanendo formalmente separate fino al 1816, quando venne costituito il Regno delle Due Sicilie.
Persa la Sicilia, Carlo I d'Angiò fissò Napoli come sua dimora, che divenne capitale del regno; il periodo che seguì fu tumultuoso, con Carlo che cercò di riconquistare l'isola perduta e gli Aragonesi, con a capo Pietro III d'Aragona, che risalirono la penisola prendendo possesso, prima della Calabria e fino a toccare la capitale, posizionando presìdi militari a Ischia e Capri e tentando di sbarcare a Nisida ne 1284, con l'ammiraglio Ruggero di Lauria.
Quest'ultimo, fece prigioniero lo stesso figlio del re, il quale dovette designare suo erede temporaneo il nipote Carlo Martello. Alla morte del re, avvenuta nel 1285, vi fu un periodo di interregno durato tre anni durante il quale fu il Papa Onorio IV che, con la promulgazione delle cosidette Costituzioni di Sicilia, gestì politicamente i territori angioini.
Cessato il periodo in cui venne fatto prigioniero degli aragonesi, il figlio del defunto re, Carlo II d'Angiò, detto lo Zoppo, fu incoronato nuovo re di Napoli nel 1289, riuscendo a garantire al regno alcuni anni di tranquillità anche in seguito, nel 1302, alla stipula della Pace di Caltabellotta.
Durante questo periodo di pace e prosperità, fu molto proficuo lo scambio che avvenne tra artisti locali e stranieri, i quali importarono a Napoli tecniche e forme artistiche nuove. Tante furono le opere realizzate, per esempio, una delle prime cose che fece il nuovo re, fu costruire un segno del suo potere, ovvero l'Arco trionfale all'ingresso del Maschio Angioino.
Poi abbiamo l'edificazione di Castel Nuovo cominciata nel 1279, Porta Capuana, la tomba del cardinale Brancaccio ( ad opera di Donatello), il palazzo di Diomede Carafa e questi sono solo alcuni esempi.
Lo sviluppo di Napoli continuò con Roberto d'Angiò (conosciuto come "il Saqgio) successore di Carlo, che salì al trono alla morte di questi, avvenuta nel 1309.
I gravi problemi del regno furono causa della successiva decadenza, aggravata dalle questioni dinastiche per la successione della nipote di Roberto, Giovanna II d'Angiò, (la quale creò non pochi problemi alla città con i suoi comportamenti frivoli e dissennati) fra Renato d'Angiò e Alfonso V d'Aragona, finché quest'ultimo poté, nel 1442, occupare definitivamente Napoli e metter fine alla dinastia angioina durata circa due secoli.
DOMINAZIONE ARAGONESE
Dopo Carlo, la stirpe dei Durazzo, ramo secondario dei d'Angiò, portò sul trono di Napoli il giovane Ladislao, che fu per Napoli un buon sovrano e governò fino al 1409.
Gli successe Giovanna sua sorella che chiese aiuto al re di Sicilia Alfonso d'Aragona.
Adottandolo, legittimò di fatto il suo diritto alla successione. In seguito tornò sui suoi passi, designando come erede Renato d'Angiò, ma ciò provocò la rabbia del sovrano aragonese, che nel 1442 assediò ed espugnò Napoli.
Come primo dei re aragonesi, Alfonso I non seppe farsi amare dai Napoletani, soprattutto per aver governato col ricorso esclusivo a soldati mercenari. Durante le pretese contrastanti fra Angioini e Aragonesi, si manifestarono episodi drammatici come la "Congiura dei Baroni", sotto il regno di Ferrante, figlio e successore di Alfonso. Ciononostante Alfonso I si prodigò ad abbellire Napoli che in quel periodo divenne una delle principali capitali dell'Italia rinascimentale.
Infatti la dominazione aragonese portò sviluppo economico e civile alla città.
Presso la sua corte fu possibile la penetrazione degli ideali e dell'arte rinascimentale grazie al clima virtuoso promosso da Alfonso, che si meritò l'appellativo di Magnanimo.
Abbiamo grandiose testimonianze di quel periodo nel patrimonio artistico della città: si pensi, ad esempio, all'arco marmoreo del Castel Nuovo, voluto proprio dal sovrano per celebrare la conquista della città.
Nel 1458, alla sua morte, la corona rel regno passò ai due figli: al figlio Ferdinando I (o Ferrante) andò Napoli, mentre la Sicilia fu assegnata all'altro figlio Giovanni.
Ferrante fu un buon re e un fine legislatore e continuò l'opera paterna di sviluppo edilizio e di mecenatismo: durante il suo regno fu edificata la maestosa Porta Capuana.
Nel 1493 questi morì salì sul trono Alfonso II che, tuttavia, sotto la pressione di un possibile ritorno francese, presto abdicò in favore del figlio Ferrantino il quale non potè però opporsi a lungo all'esercito francese di Carlo VIII, e dovette rifugiarsi a Ischia mentre gli angioini entravano in città; solo dopo la breve apparizione di Carlo VIII egli riuscì a rientrare in città e a riguadagnarsi i favori del popolo napoletano. Morì, tra i rimpianti dei napoletani, due anni dopo e la corona passò allo zio Federico d'Altamura.
Il favore popolare degli ultimi Aragonesi, soprattutto di Alfonso II, fu scarso. Dopo la nuova occupazione francese, nel maggio del 1503, Napoli accolse festosamente il viceré Gonzalo Fernández de Córdoba.
IL VICEREGNO SPAGNOLO
Nel XVI secolo Napoli diventa capitale del vicereame spagnolo e si vede succedere, alla reggenza della città, uno stuolo di viceré resisi protagonisti di angherie, furti di opere d'arte e imposizione di imposte strozzanti.
Nota particolare va al fatto che, proprio per difendere il popolo dalle prepotenze di Madrid, nacque e si affermò il fenomeno della "camorra", sorta inizialmente come società segreta con fini assistenzialistici. Quest''epoca fu teatro di numerosi eventi bellici, tra cui la celebre spedizione a Tripoli, la spedizione contro il papa Paolo IV e le numerose incursioni dei pirati arabi e turchi. Anche sul fronte interno ci furono numerosi tentativi di sollevazione popolare, dovuti all'insostenibile pressione fiscale e all'Inquisizione: la più celebre fu quella che durò un anno e vide come protagonista Masaniello a capo di una folla inferocita, nel 1647. Poi il movimento popolare divenne guerra contro la monarchia spagnola e si giunse alla costituzione di una repubblica indipendente al comando del francese Enrico di Lorena. Alla fine la città accolse con sollievo i restauratori del dominio spagnolo, e non pianse l'esecuzione di Masaniello.
Nel 1656 sulla città si abbattè una terribile epidemia di peste, che uccise in pochi mesi più di 400.000 abitanti.e, a seguito di essa, la città non fu più teatro di eventi significativi, finchè Carlo di Borbone, per effetto della guerra di Polonia del 1734, non divenne re di Napoli, recuperando una città di importanza capitale.
Dal punto di vista artistico la città seppe, nonostante le sofferenze, anche in questo periodo realizzare grandissime opere in tutti i campi e, tra le più significative vanno citati il Palazzo Reale, la Certosa di San Martino e la chiesa del Gesù Nuovo, nonchè la nascita dei famosi Quartieri Spagnoli o quarteras.
Furono questi, due secoli di dominazione colonialista compresi tra il 1503 e il 1707, periodo che viene oltretutto ricordato, come quello più triste della storia della città.
IL REGNO BORBONICO
Dopo la guerra di successione polacca, l'Austria conquistò Napoli.
La dominazione austriaca, iniziata nel 1707, ebbe luogo in una città provata dall'epidemia del 1656 e terminò al 1734 quando il regno tornò finalmente indipendente sotto Carlo III.
Il nuovo sovrano impose la tassazione anche ai beni della Chiesa, in modo da risistemare le finanze statali, rafforzò maggiormente gli status politici, artistici, culturali, architettonici della città, fattori che, indubbiamente, sottolinearono il suo ruolo di una tra le principali capitali europee.
Quando Carlo nel 1759 lasciò Napoli per assumere la corona di Spagna, suo figlio Ferdinando IV continuò la sua opera finché non venne rovesciato dalle correnti rivoluzionarie e dalle truppe francesi nel 1799.
Il prestigio della dinastia si consolidò grazie alla costruzione di grandi opere quali il Teatro San Carlo, la Reggia di Capodimonte, il Reale Albergo dei Poveri, la caserma di cavalleria al ponte della Maddalena di Luigi Vanvitelli.
La dominazione borbonica fu anch'essa inevitabilmente influenzata dallo scoppio della rivoluzione francese: anche Ferdinando IV partecipò alla coalizione antifrancese, ma l'esercito regio venne sconfitto dalle truppe francesi comandate del generale Championnet, che entrò in Napoli permettendo la nascita della Repubblica Partenopea.
Costituita nel 1799 sul modello di quella francese, questa repubblica ebbe vita breve ma intensa, infatti durò solo cinque mesi ed ebbe due governi, uno provvisorio ed un altro definitivo e non incontrò mai il favore popolare, essendo i suoi esponenti intellettuali molto lontani dalla conoscenza dei reali bisogni del popolo.
La Repubblica fu comunque spazzata via dopo pochi mesi, dall'armata "sanfedista" di Fabrizio Ruffo, il cardinale laico appoggiato dalla flotta inglese e formata anche dai popolani napoletani filo-borbonici, i cosiddetti "lazzari" (sinonimo di scugnizzo, dal quale proviene il termine lazzarone, usato per indicare briganti o vagabondi).
La riconquista di Napoli ad opera di Ferdinando fu però segnata dalla repressione nei confronti dei maggiori esponenti della Repubblica Napoletana, seguita da circa un centinaio di esecuzioni dei medesimi.
A seguito della vittoria a Marengo, Ferdinando fu costretto a patteggiare con i francesi, ma dopo Austerlitz, Napoleone dichiarò decaduto Ferdinando, e nominò re suo fratello Giuseppe. Durante questo regno durato tre anni, la città godette di un periodo di pace e di ordine, caratterizzato anche da grandi opere di impatto sociale: l'Orto Botanico, il Banco di S. Giacomo o di Napoli, gli Educandati Femminili, l'Osservatorio Astronomico, il primo telegrafo, il Conservatorio di S. Pietro a Maiella, la strada di Posillipo e quella di Capodimonte. Ma nel 1808 Napoleone chiamò Giuseppe al trono di Spagna e lo sostituì con il cognato Gioacchino Murat il quale si fece molto benvolere dal popolo e quando Napoleone declinò, si fece campione nella, purtroppo, fallimentare impresa dell'indipendenza italiana e venne confinato in Corsica.
Da li ci riprovò nel 1815, occupando Roma e le Marche e lanciando da Rimini un proclama agli italiani; incalzato dagli Austriaci e sconfitto nella battaglia presso Tolentino, dovette abdicare e fu fucilato a Pizzo, in rispetto di una legge da lui stesso promulgata. Nel 1815, col trattato di Casalanza, vicino Capua, la città di Napoli ritornò al Borbone, che assunse il titolo di Ferdinando I re delle Due Sicilie, in seguito al trattato di Vienna.
Con il ritorno a Napoli di Ferdinando I si iniziò la costruzione del Foro Ferdinando, oggi Piazza del Plebiscito e Antonio Niccolini fu incaricato di ricostruire il Teatro San Carlo distrutto da un incendio.
Il 1820 fu l'anno dei moti liberali in Europa, che sfociarono a Napoli nella rivolta capeggiata da Guglielmo Pepe. In questa nuova crisi, Ferdinando assunse un atteggiamento ambiguo, concedendo dapprima la Costituzione e chiedendo poi l'intervento militare austriaco, per poterla abrogare.
Quando Ferdinando mori gli successe Francesco I, il cui regno fu breve e segni notevoli. Nel 1830 salì al trono Ferdinando II, che invece conquistò da subito la benevolenza del suo popolo, e inizialmente anche la stima dei liberali italiani. Questo periodo della dominazione borbonica, continuò però ad essere contrassegnato da una amministrazione inetta ed ottusa, soprattutto dal 1848 quando il re soppresse precipitosamente proprio quel Parlamento costituzionale che egli stesso aveva concesso, per spedirne poi i membri più influenti all'ergastolo.
Con il suo regno però, il popolo vide migliorare gradualmente le sue condizioni, in quanto Ferdinando fu l'ultimo sovrano 'illuminato' della storia dell'umanità. Egli fece inoltre ampliare Via Costantinopoli, sistemare la Via del Pilifero, costruire il Corso Maria Teresa, l'attuale Corso Vittorio Emanuele e fece realizzare la Villa Reale, l'odierna Villa Comunale, lungo la Riviera di Chiaia. Grazie a lui, anche il turismo subì un notevole incremento.
Nonostante quanto abbia fatto, questo monarca verrà denigrato dalla storiografia ufficiale italiana.
Alla sua morte nel 1859, alle soglie del fatidico anno dell'Unità d'Italia, sale al trono Francesco II, che sarà anche l'ultimo Re delle Due Sicilie, il quale concesse finalmente quella costituzione che avevano sempre promesso e mai concesso i sui predecessori.
Fu però a causa della situazione di disgregazione statale preesistente che l'impresa di Giuseppe Garibaldi riuscì a trovare terreno fertile e ad avere successo, vista la forza dell'esercito borbonico.
Infatti, nonostante i garibaldini fossero stati duramente affrontati e vinti a Caiazzo da Francesco II a capo dei resti dell'esercito borbonico, l'esercito di Garibaldi stringe a sua volta i borbonici da sud, mentre quello piemontese, comandato da Vittorio Emanuele II, li accerchiava da nord.
Stretti in questa morsa, i reggimenti napoletani vennero definitivamente battuti sul Volturno. Così, con lo storico incontro di Teano, Vittorio Emanuele si vede consegnare tutto il Mezzogiorno d'Italia e l'ultimo Borbone fu costretto ad imbarcarsi per Gaeta il 6 settembre 1860: il giorno dopo, il 7 settembre Garibaldi entra a Napoli accolto a da un'incredibile folla e, dal balcone di Palazzo Doria, annuncia al popolo l'annessione al nascente Stato italiano, sotto la corona dei Savoia; quest'atto verrà confermato dal plebiscito del 21 ottobre.
Da quel momento la storia di Napoli si inserisce nella storia d'Italia.
NAPOLI DEL '900
Seppur perso il titolo di capitale, la città rimase comunque il centro politico, economico e sociale più importante dell'Italia meridionale. Col tempo però riprese, il suo ruolo di principale porto del Mediterraneo, poichè divenne il porto dal quale partivano le spedizioni per le colonie d'oltremare, ma soprattutto il porto dal quale milioni di italiani emigrarono per l'America.
Dopo essere stata duramente colpita dalla crisi economica verificatasi a seguito della prima guerra mondiale, Napoli perse il ruolo di porto militare, ma ebbe modo di riprendersi durante il ventennio fascista.
All'ingresso dell'Italia nella seconda guerra mondiale, l'economia cittadina crollò.
Venne duramente provata dai bombardamenti inglesi tra il 1940 ed il 1941, da quelli americani tra il 1942 ed il 1943 ed, infine, da quelli tedeschi tra il 1943 ed il 1945.
Proprio durante l'occupazione tedesca, dopo l'armistizio dell'8 settembre da parte del Re che firmò la resa agli anglo-americani, i tedeschi occuparono la città il 12 settembre 1943.Napoli fu la prima città italiana ad insorgere contro i nazisti nelle quattro giornate di lotta popolare del 27-30 settembre 1943: la folla insorse contro i tedeschi permettendo così, agli anglo-americani di giungere in città e occuparla già libera, senza perdite, e proseguire verso Roma. Per queste azioni e per le sofferenze patite dalla popolazione Napoli sarà tra le città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione insignita della Medaglia d'Oro al Valor Militare.
Alla fine della guerra, quando si trattò di votare il passaggio dalla Monarchia alla Repubblica, Napoli inizialmente si schierò in favore della prima, temendo le ripercussioni negative di una repubblica parlamentare, tant'è che pochi giorni dopo la proclamazione della repubblica, ci fu una protesta popolare che sfociò in un violento scontro.
Fu, però, proprio un napoletano, Enrico De Nicola, ad essere eletto primo presidente della Repubblica.
Nel secondo dopoguerra, grazie al boom economico, dopo Roma e Milano, Napoli si trovò ad essere la terza città italiana più importante, ma purtroppo il boom fu di breve durata.
Dopo la fase di ricostruzione, tra gli episodi di grande rilievo, si verifica un forte terremoto, nel 1980, che danneggia anche il patrimonio artistico di Napoli, tra cui il famoso Albergo dei Poveri, voluto nel 1751 da Carlo III di Borbone per ospitare tutti i poveri del Regno di Napoli.
Successivamente, sulla base delle nuove norme antisismiche, si riprogettano grandi opere come il Centro Direzionale e la metropolitana collinare.